martedì 29 settembre 2015

IL VIAGGIO DEGLI ADAMITI ALL'EMISFERO AUSTRALE- II



di H.Mriga




     b) Il Ciclo Cainita 

                 Secondo la Bibbia, Eva concepisce 3 <Figli>: Caino, Abele e Seth.  Il secondo muore per mano di Qayin, ma al suo posto vien generato Lamech.  Interessante il fatto che codesto primo Lamech (corrispondente al primo Rama degli indú) non nasce da Abele (Hevel), bensí dalla stirpe cainita.  Questo tuttavia non concorda colle fonti indiane, che fanno nascere viceversa la figura a lui corrispondente (Paraśu-rāma) da una famiglia brahmanica, quella di Jamadagni.  Se Lamech corrisponde anche sul piano etimologico a Rama, a chi potrebbe corrispondere Hevel?  Senza dubbio a Jamadagni, il padre, di Parashurama, indipendentemente dalla diversa collocazione familiare fra la tradizione puranica e quella biblica.  Arma simbolica di Jamadagni è il Tridente, arma di Paraśu (var.Parśu, da cfr. col gr.Perseús, lat. Perseus/ Persēus) la Bipenne.  Perché proprio codeste corrispondenze lo vedremo piú avanti, al §c.  Per ora ci basti capire che Abele, non meno di Caino, dà vita ad un ciclo culturale.  Se la Genesi lo nega è per ragioni che dobbiamo ancora stabilire.  Circa Qayin è giusto partire innanzitutto dal nome.  Un testo posteriore a quello biblico (22)  lo fa derivare da qaneh (‘canna, stelo’) e riteniamo, da parte nostra, sia la giusta etimologia.  In latino abbiamo un sostantivo analogo, cāla, e proprio tale nome può esser rapportato a càelus (‘cielo’); di cui il scr.kāla (‘tempo’) costituisce un parallelo in terra indiana, talora anche personificato non meno dell’arcaico termine latino (23).   Kāla, il tempo personificato, si richiama infatti al Kāladaa ovverosia l’Axis Mundi.  S’intende, che questo è l’Asse del Kālacakra, la ‘Ruota del Tempo’; ma è chiaro che la voce Kāla per un verso è relazionabile al concetto di assialità nel senso appena indicato, per un altro al concetto opposto e complementare di ciclicità.  Il che vale, evidentemente, anche per Càelus.  Tant’è che, come abbiamo dimostrato nella nostra prima tesi di laurea (24), il scr.kāla (‘tempo’) equivale nell’etimo al gr.ký-klos (‘ciclo’), raddoppiamento iniziale della prima consonante a parte.  Come avviene spesso in entrambe le lingue, greco e sanscrito, a livello del perfetto.  Un ciclo è per l’appunto una fase cronologica del tutto conchiusa.     



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                   Se Caino è stato paragonato nella tradizione ebraica a Satana, non è infatti solamente per questioni etiche siccome personificazione del ‘Primo Omicida’; non meno del successivo Seth, nome avente il doppio significato di ‘fondamento’ e di ‘rovina’ (25), Caino è il prototipo umano di Crono, sia nel suo aspetto positivo che negativo.  E Crono è parallelo al dio semitico `Ēl secondo Filone di Biblo, scrittore greco del I-II sec. d.C., et al.  Il fenicio `Ēl veniva per questo ritratto cornuto (26), poiché incarnava un nume di tipo cieli-solare – vale a dire di natura ciclico-planetaria - e d’altra parte Krónos significa non a caso ‘Cornuto’ (27).  L’umanità cainita, una singola figura leggendaria valendo per un intero ciclo umano tanto nella mitologia ebraica quanto in quella greco-latina, aveva in altre parole quale divinità-guida il dio El-Crono (28); parimenti a come l’umanità adamica possedeva quale vertice numinoso Yahweh, il Giano ebraico (29).  Lo sdoppiamento della figura divina, fra Càelus e Sōl in sostanza, oppure fraSōl e Lūnus (piú tardi fra Sōl e Sāturnus
nell’Ebdomade planetario), è dovuto al fatto che la Divinità assume una fisionomia maggiormente complessa rispetto ai primordi e si viene a perdere in tal modo il senso dell’Unicità Divina (30).  
                  Nella mitologia puranica al posto del biblico Qayin troviamo Vāmana, lett. il ‘Nano’, presiedente al V Ciclo Avatarico.  Vi sono molti particolari che potrebbero spingerci ad identificare le due figure, dato che per un popolo di agricoltori come quello autoctono indiano il fatto di rappresentare il primo signore agrario (sarebbe meglio dire “orticolo”) si presentava come fattore decisamente positivo, mentre per un popolo nomade quale quello israelitico era il signore della pastorizia a rivestire il medesimo ruolo.  Dunque nella Genesi vediamo Yahweh respingere, senza che ce ne sia spiegato bene il motivo (31), le “scarse” offerte di Caino.  Ciò che scatenerà l’ira di Caino contro il fratello, benedetto da Yahweh per l’offerta di primizie pastorali.  Ovvio che per i nomadi l’oblazione di giovani animali da pascolo fosse tenuta in maggior considerazione delle primizie orticole, o meglio dei semi vegetali (32), ma non è lecito attribuire gli stessi gusti alla Divinità.  In realtà Caino-Vamana è superiore a Lamech-Rama (o, se si vuole ad Abele), questo afferma esplicitamente la simbologia avatarica.  Sono d’altronde i Cainiti, e non tanto Caino in persona (33), a produrre negli Abeliti o 



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Lamechiti che dir si voglia – nella tradizione induista sono praticamente quasi la stessa cosa, poiché Rama-Lamech è figlio di Jamadagni-Abele – quell’irritazione spirituale che li spingerà a combattere i primi.       
                   Stando alla tradizione induista, non esclusivamente a Gen.- iv. 23-4, l’uccisione di Qayin da parte di Lamech va concepita in codesta direzione; rappresenta cioè la fine del VI Periodo Avatarico, provocante l’inversione del simbolismo polare (34).  Il mitologema legato all’esaltazione di Vāmanāvatāra ci testimonia che il problema sorto nel ciclo successivo fra Brāhmaa (Sacerdoti) e Katriya (Guerrieri) era un problema già presente nel ciclo precedente.  È il Re Bali colà a fungere da avversario dell’Avatara-fanciullo, così come il Re Kārtavīrya opprimerà poi la famiglia di Rāma.  Poco ci dice invece la tradizione ebraica, dato che deriva da quella sethita per via noaico-semitica, sul Ciclo Cainita.  Asserisce addirittura nei testi apocrifi che Caino era stato generato in Eva da Satana (35), il che è impossibile, poiché la radice del nome dell’uno è di gran lunga antecedente a quella del nome dell’altro.  
                   Evidentemente la cosa risente della contesa fra Cainiti e Sethiti durante il Ciclo Sethita, ma si trattava in ogni caso d’un cainismo di riporto, non del vero cainismo.  Poco d’altronde è spiegato riguardo le due gemelle concepite da Adamo ed Eva, ricoprenti il ruolo di spose dei loro primi due figli, o gemelli secondo alcune versioni della leggenda post-paradisiaca (36).  Una versione fa di ciò il vero motivo dell’uccisione del fratello, colla scusa che Caino non voleva cedere la gemella Lebudha ad Abele siccome era più leggiadra di Qelimath, gemella dell’altro.  Sulla pretesa che i due figli siano stati concepiti prima della Cacciata non stiamo ad indagare.  Si ha qui a che fare con una trasposizione mitica, come quella che nell’Ermetismo fa di Saturno anziché di Giano il signore dell’Età dell’Oro.   
 







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Note

(22)              Grav. & Pat., op.cit., p.108, n.6; cfr. anche §14.d, p.105.
(23)              Se il vocabolo è arcaico, la personificazione sembrerenbbe tarda, del tempo imperiale; ma personalmente siamo convinti che se ne sia perduta storicamente una analoga, poiché il velo che avvolge il capo del nume è un rimando di tipo preistorico e persino shamanico.
(24)              G.Acerbi, Kālacakra. La Ruota Cosmica- Univ.St. di Venezia (Ca’ Foscari) 1985, Cap.I, pp. 2-3.
(25)              R.Guénon, Simboli della Scienza sacra- Adelphi, Milano 1975 (ed.or. Symboles fondamentaux de la Science Sacrée- Gallimard, Parigi 1962), §20, p.128.
(26)              G.Garbini, Le religioni della Siria antica, §3, p.204, ill. n.num.; apud Storia delle religioni- Utet, Torino 1971, Vol.sec.      
(27)              G.Acerbi, Le arcaiche figure tricorni nella glittica della Civiltà dell’Indo e nell’arte rupestre del subcontinente indiano- Valcamonica Symposium ‘93 ( Prehistoric and Tribal Art- SYMBOL AND MYTH ), Temù (BS) 6-11 ott. 1993, §b. 4.i. p.32.  In tale scritto facevamo riferimento a Guen., op.cit., §28, pp. 170-1. 
(28)               Volendo distinguere fra i due, è chiaro che Crono alludeva al Cielo, ed il fenicio  Ēl (var. Hel in lingua siro-palestinese s enon andiamo errati, dove l’h è una trascrizione in caratteri latini dello spirito aspro, come dal greco) al Sole.  Difatti, Elio (gr.Hēlios) ciclicamente s’identifica a Crono, appellativo 
designante più un ente celeste e temporale che non solare e luminosa.  La loro identificazione è dovuta al fatto che entrambi erano delle ipostasi del nume settenario dell’Età dell’Argento.  Crono, si dirà per contro, è però figlio di Urano; mentre El subentra all’oceanico Yam, il che è una maniera drammatica per sostenere la sua discendenza divina.  Yam d’altronde sostiene un ruolo nella mitologia siro-palestinese non troppo dissimile da quella di Yama nella mitologia indiana e se, all’interno di questa, costui svolge un ruolo analogo a quello dell’oceanico Varua altrettanto si può affermare dello Yam siro-palestinese nei confronti dell’Ouranós greco.  L’unica differenza è che in area medio orientale Oriente è Varua ad aver a che fare colle Acque e non Yama, mentre in area 
mediterraneo-vicino orientale è Yam al posto di Urano.  Ciò si spiega facilmente, poiché l’oceano veniva anticamente concepito per la sua vastità come il mondo della morte, tant’è vero che i morti venivano nei primordi posti su zattere od 



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imbarcazioni lasciate galleggiare sulle acque senza meta.  Di qui l’affinità fra il dio delle acque marine od oceaniche (Urano, Varuna) ed il Primo Morto, divenuto in seguito il dio della morte (Yam, Yama).
(29)              H.Mriga, L’etimo di Yahweh- Nel nido del Simorgh, blog (in prep.).
(30)              Si distingua fra Unicità Divina, concetto primordiale, ed Unità Divina, concetto tardo.  In proposito si veda il nostro scritto indicato nella P.I dell’art., alla n.9 (§1, pp. 1-2).
(31)              Una spiegazione per la verità è data (Grav. & Pat., op.cit., §16.b, pp. 110-15), ma è debole, sebbene in sostanza dipinga Caino come un reo miscredente, egoista e negatore dell’Eternità e della Misericordia Divina.  Nella storia si presenta addirittura la Divinità come vogliosa di sterminare Caino e, per il rifiuto di Abele, finisce per pagare il mancato omicidio l’altro fratello.  Ma, persino in mezzo a codeste trame leggendarie, s’intravede la verità: Abele è rimasto maggiormente fedele ai costumi adamici, Caino è piú prossimo a quelli evaici.  Difatti è Caino che pentito inventa la meditazione, allorché Yahweh gli pone un Corno sulla fronte (ibid., §i, p.115) a sua difesa – cfr. col   ś g a  hindu – e torna in gloria.  Dal momento che la meditazione è il mezzo per ripristinare interiormente le condizioni primeve.
(32)              Op.cit., p.108, n.6.
(33)              Quanto di negativo attribuisce al personaggio la tradizione ebraica può essere accreditato ai Cainiti solamente nella loro degenerazione successiva al Cainismo originario, di cui la tradizione indiana esalta infatti gli indubbi aspetti positivi nella mitologia dello Shivaismo meridionale.  Del resto anche la tradizione ebraica, in fin dei conti, finisce per riscattare Caino.  Cfr. n.prec.
(34)              G.Acerbi, Il mito del Gokarna ed il drammatico agone fra Perseo e Medusa- Alle pendici del M.Meru, blog (17-01-13), pp. 14-5, n.27.
(35)              Grav. & Pat., op.cit., § 14. a-b, p104.  Il Demonio in effetti è presente nel Paradiso Terrestre, almeno nel Ciclo Evaico, ma non ha il nome di Satana.  Ne è un prototipo, chiamato talora Samaele; in questo caso, allora, la diversa genealogia è lecita, giacché è chiaro che Caino non proviene dal Ciclo Adamico, bensí da quello Evaico.
(36)              Op.cit., §§ f-g, pp. 105-6. 


martedì 18 agosto 2015

IL VIAGGIO DEGLI ADAMITI ALL'EMISFERO AUSTRALE- I



 di H.Mriga 



a)       Il Ciclo Adamico ed il Ciclo Evaico


                   La cosmografia biblica è assai limitata, adattando la storia dell’origine dell’uomo al mondo ebraico non ci spiega esattamente ove sia da collocare il Paradiso Terrestre, Arbor Vitae incluso.  Tanto che i devoti giudaico-cristiani hanno continuato a credere fino ad oggi, non meno dei musulmani, che esso fosse in Palestina o, tutt’al piú, in Mesopotamia (1).  Parrebbe che in tale tradizione ne siano comprese in realtà due: una relativa alla mitica Terra Iperborea greco-romana e l’altra alla cd. ‘Atlantide Iperborea’ d’indoeuropea memoria, tramandata pure in termini non molto diversi dalla letteratura massonico-occultistica (2).  Benché la Genesi privilegi soprattutto Sem e i Semiti, a causa della discendenza ebraica da questo ceppo etnico, è evidente che il testo biblico incorpori tradizioni tramandate anche da Iafeti e Camiti principalmente – che possono venir incluse in quelle noaiche piú in generale – ed altre a queste precedenti.  Dal punto di vista cosmografico, la cd. ‘Atlantide Iperborea’ costituisce un riflesso invertito nell’ambito del V ‘Grande Anno’ (3) della Terra Iperborea nel I.  Nella Genesi oltretutto vige l’espediente di suddividere il tempo ulteriormente per 10, onde il ‘Grande Eone’ (scr.Manvantara) di 64.800 anni ha i tempi invero dell’Eone (scr.Yuga) di 6.480 anni, rispetto cui il ‘Grande Anno’ (scr. Mahāyuga) di 12.940 anni è ovviamente il doppio.  L’ultimo Eone, come insegna il calendario ebraico (che lo fa iniziare 720 anni dopo, per una ragione che non stiamo qui ad analizzare), è cominciato nel 4.480 a.C. ed è terminato nel 2.000 d.C.  Secondo quanto la tradizione popolare cristiana conferma (4).
                   In base a codesta semplice premessa, ne consegue indirettamente che se noi moltiplicassimo per 10 i 6.480 anni dell’Eone otterremmo il ‘Grande Eone’ per intero.  Dunque, è chiaro che aggiungendo uno zero ad ogni periodo indicato dalla Genesi acquisiremmo informazioni veritiere sulla durata effettiva – a grandi linee, s’intende – di quel dato periodo  A patto, naturalmente, di saper interpretare i simboli genesiaci in maniera adeguata.  Accettando d’intendere la descrizione della nascita dell’Uomo e della Donna come relazionata nel senso descritto all’inizio del ‘Grande Eone’ d’ellenica memoria, equivalente in tutto e per tutto all’ `Ōlām ebraico (5), ne potremmo ricavare alcune importanti deduzioni (6).  Ossia, la ‘Nascita di Adamo’ si riferisce a quello che in India è noto quale I Ciclo Avatarico, mentre la ‘Nascita di Eva’ al II; la ‘Vita beata nel Giardino delle Delizie’ al III e, logicamente, il ‘Peccato Originale’ al IV.    




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                   È lecito, anzi doveroso, fornire una spiegazione storico-religiosa a proposito di codesto assunto se si vuole realmente capire la reale portata delle affermazioni fatte.  La presenza solitaria di Adamo, in tutta evidenza, delinea la primordiale natura dell’essere umano, tutta compresa nel culto di Sé.  Il Sé ovviamente inteso non come ego, ma come intelletto trascendente la propria forma e contemplante la Luce Divina a livello interiore.  Questa perfezione assoluta, è ovvio, non può esser appartenuta a tutti; ma soltanto a colui che l’Islām definisce Primo ‘Profeta’ (ar.Rasūl), ovvero Adamo (7).  Cfr. col Matsyāvatāra hindu.  Agli esseri del I Ciclo Adamico si può esclusivamente attribuire una perfezione primigenia di tipo creaturale o sovrannaturale, se vogliamo cosí definirla; perfezione però che già vien meno in parte (di ¼)(8) nel II Ciclo Adamico, quello della consustanzialità di Adamo ed Eva, il fattore fondamentale che induce la prima forma di decadenza.  In parallelo, infatti, la Divinità si trasforma da oggetto della contemplazione dell’Uomo in senso assoluto in un ente duale.  Ciò non significa che entri in gioco alcuna reale dualità in senso esistenziale fra Creatore e Creatura, questo sarà opera purtroppo del Cainismo.  La dualità del secondo ciclo paradisiaco concerne  semplicemente la concezione del Divino, vale a dire la frammentazione fra Dio e l’Assoluto, nonché indirettamente fra Dio e il Divino Avversario.  Il che implica, indirettamente, l’assunzione di una terna di emblemi quale rinveniamo in Cina presso la figura di P’an-ku (9).  Nel ciclo successivo, il I Ciclo Evaico nascerà perciò una prefigurazione della forma trinitaria (10), onde risolvere il dilemma dell’Unicità Divina (11).  Rimanendo al II Ciclo Adamico, ovvero il II Ciclo Avatarico hindu, non è a caso che il secondo avatara abbia la veste di Uomo-tartaruga (Kūrmāvatāra).  Senza arrivare a tanto ma con analogo simbolismo, ossia affiancando per un verso la Tartaruga alla figura mitica del succitato P’an-ku o ponendola quale ispiratrice degli 8 Trigrammi nei confronti dell’alter-ego Fu-hsi (12), la tradizione cinese celebra lo stesso evento mediante il II Ciclo Regale (Imperiale) o Ciclo del Nordovest.  P’an-ku presenta, talora, in codesta ottica testa di dragone e corpo di serpente (13).  In fondo, la storia di Adamo ci narra la medesima cosa quando ci racconta della prima conoscenza del Serpente Tentatore (14) da parte di Eva.



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È da siffatto preambolo che prende le mosse, appunto, il I Ciclo Evaico; in cui è la femmina in senso lato, non esclusa la sua divina controparte, che passa a dominare sul maschio.  Sí da condurlo poco alla volta alla decadenza dei costumi – abbandono della dieta vegetariana, sino a questo momento predominante stando alla Genesi, con dedizione erotica concomitante ai piaceri della carne – che è tipica ancor oggi del crepuscolare mondo insulare oceaniano-meridionale (micronesiano-melanesiano), ove si ammette liberamente a sentire gli esperti viaggiatori che rispetto ai polinesiani essi hanno dapprima gustato il sangue degli animali uccisi e di conseguenza si sono poi dedicati ad un uso sfrenato del sesso (15).  Decadenza che coincide alla fine, secondo le Scritture, colla ‘Cacciata dal Giardino’.  In altre parole, Eva (s’intende, le Donne di Epoca Evaica) vive in un primo tempo col compagno in una natura ancora esoticamente incontaminata, dedita ai piaceri naturali ma senza abusarne; in un secondo tempo invece ne abusa, trasformando cosí Adamo (s’intende, gli Uomini di Epoca Evaica) in suo complice, al servizio di lei e della sua peccaminosità.  Il ‘Peccato Originale’ della coppia umana del II Ciclo Evaico consiste per l’appunto, al di là dei simboli del Serpente Tentatore e del godimento del Frutto Proibito, nell’abbandono del vivere in quello stato di ‘sovrannatura’ in cui l’aveva messa il Creatore.  Sovrannatura nel senso di dominio sulla natura, che è la forma psico-fisica del cosmo.  La Donna, nella quale la Psiche tende a prevalere sullo Spirito (16), è stata l’artefice inconsapevole di questo mutamento in base all’insegnamento scritturale; mutamento consistente in un allontanamento graduale, come detto, dalla condizione primigenia.  Venendo a prevalere la Donna sull’Uomo, e di conseguenza il principio passivo su quello attivo (17), non essendo piú sorretta da un’intellettualità trascendente (scr.buddhi) la vita degli esseri umani pian piano degenera verso la violenza e la sessualità fine a sé stessa.  In questo modo termina la storia del Paradiso Terrestre, della quale il Paradiso Iperboreo (18) ha rappresentato soltanto il primo dei quattro cicli che lo hanno determinato.  Adamo ed Eva s’accorgono a questo punto d’esser nudi, nudi nei confronti soprattutto del Bene e del Male, poiché hanno gustato il frutto dell’Albero della Vita, che in altra accezione è l’Albero della Conoscenza (19).  Ovverosia della Conoscenza del Bene e del Male, una metafora ad indicare l’Essere e 



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il Divenire.  Ecco perché la filosofia greca, la quale stabilisce i confini fra la sapienza tribale d’origine preistorica e la razionalità dell’uomo dei tempi storici, parte dall’Essere e dal Divenire (20) quali principi basilari del cosmo.  Ma è solamente l’iniziazione ai Misteri che può permettere all’uomo edipico dell’Età Ferrea, per dirla ancora coi Greci, di ripercorrere a ritroso la strada che ci ha portato dall’Età Aurea alla corruzione dei tempi ultimi; o, se preferiamo, dallo stato adamico originario all’infernale (21) Babelica Torre.  In fondo il Divenire di cui qui si parla è quel portento negativo onde, com’è tratteggiato nel Cap.X del Lost Paradise di J.Milton, Adamo ed Eva esuli dal Paradiso Terrestre cercano invano di salire su per i tronchi d’una illusoria selva di alberi-della scienza per coglierne i frutti, ma li vedono ben presto tramutarsi in cenere.  Poiché, se la Conoscenza di Dio permuta in esclusiva scienza delle cose mondane, non ci rimane che polvere in mano e il Peccato Originale elargisce cosí i suoi malefici frutti.       







 Note

(1)                L’identificazione colla Mesopotamia nasce dal fatto che, oltre al Tigri e all’Eufrate, la Bibbia si riferisce a due altri fiumi che secondo certi studiosi un tempo attraversavano quella terra e poi si sono essicati.  Ma in ogni caso, trattasi d’una identificazione simbolica, non può esser presa sul serio cosmograficamente parlando.

(2)                R.Guénon in Forme tradizionali e cicli cosmici- Mediterranee, Roma 1974 (ed.or. Formes Traditionnelles et cycles cosmiques- Gallimard, Parigi 1970), pp. 43-5, interpreta la storia narrata nella Genesi, per via dell’argilla di cui è costituito l’Uomo, come un’allusione al sorgere della ‘Razza Rossa’.  Ovviamente si tratta d’un riferimento corretto, dato che analogamente gli Africani utilizzano il simbolismo del ferro. 
(3)                I 5 ‘Grandi Anni’ della tradizione ellenica corrispondono ciascuno ad un dio nella prima metà e ad una dea nella seconda.  Platone, ad es., nel Tim.- xiii. 40 e/ 41a pone la doppia serie quinaria : 1) Urano-Gea, 2) Oceano-Teti, 3) Crono-Rea, 4) Zeus-Era e 5) i figli di questi ultimi non specificati (come 




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Apollo-Diana ecc.).  Sono, inoltre, in relazione con tutta una serie di fattori cosmografici quali le Direzioni, i Climi, i Venti, le Classi sociali, le Ecumeni e via dicendo.  Non esiste alcun trattato che specifichi queste corrispondenze in Grecia, ma anche in India avviene la stessa cosa e del resto le suddivisioni grosso modo concordano, essendo basate le une e le altre sui ‘Grandi Elementi’ (scr.Mahābhūta).
(4)                G.Acerbi, Brevi considerazioni sulla tematica apocalittica e il preteso ‘Millenarismo’ – Algiza, N° 10, Chiavari [Ge]1998, passim.
(5)                G.Acerbi, La nozione di ‘Olam’ nella cultura ebraica ed il culto solare giudaico-cristiano, da Noè a Hebron- Alle pendici del M.Meru (blog, pross.)   
(6)                Per un’esegesi maggiormente completa cfr. Manu e la leggenda adamica del ‘Peccato Originale’- Alle pendici del M.Meru (blog, pross.).  In una forma incompleta era stato pubblicato in parte nel precedente blog quasi omonimo ‘Alle pendici del Meru’, 27-12-07.
(7)                Si faccia attenzione a non confondere l’Adamo terreno con quello celeste.  Per es. quando un sufi quale M.Shabistarî (S.H. Nassr, Ideali e realtà dell’Islam- Rusconi, Milano 1974, p.76; ed.or. Ideals and Realities of Islam- G.Allen & Unwin- Londra 1966) afferma nel suo ‘Roseto’ del mistero’ che il dono profetico è apparso per la prima volta in Adamo, ma fu perfetto nel ‘Sigillo dei Profeti’, intende dire che il compimento della profezia per l’umanità adamitica è avvenuto con Muhammad.  Non che Maometto fosse piú perfetto 
di Adamo, il che sarebbe assurdo.  A meno di confrontare il Profeta coll’Adamo terreno, che ovviamente è inferiore.  Come fece una volta in modo sacrosanto lo stesso Maometto, il quale dichiarò di essere stato già profeta quando Adamo si trovava ancora fra l’acqua e l’argilla”.  Perché, altrimenti, sarebbe esplicitare una bestemmia; in quanto, in ultima analisi, è dall’Adamo Celeste che trae la sua profezia ogni profeta successivo (Zoroastro, Siddharta, Mosé, Gesù ecc.).
(8)                La frazione indicata piglia come intero tutto il Ciclo Paradisiaco propriamente detto, ma se si volesse prendere per intero il Grande Eone è ovvio che la frazione simbolica di decadenza sarebbe diversa, cioè di 1/10.
(9)                I 3 emblemi sono: la Fenice (Cielo), il Dragone (Atmosfera) e la Tartaruga (Terra).  Cfr. G.Acerbi, Sulla questione essenziale dell’Unicità Divina- Herakles, N°1, Feb. 2015 (Digibu, on line), §6, p.27, n.54; inoltre, fig.5.
(10)              Nell’induismo la prima forma trinitaria prende corpo infatti col Varāhāvatāra, signore del III Ciclo Avatarico; che, letteralmente, possiede una solla zanna.  Ma, in realtà ne ha tre ossia una in piú rispetto alle due normali dell'animale in senso biologico, su un piano meno elevato la prima ha valore 



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trascendente, le altre semplicemente fenomenico.  Quantunque l'iconografia, in generale, non rispetti tale concetto.
(11)                Ac., art.cit., §3, pp 5-7.
(12)              C.A.S. Williams, Outlines of Chinese Symbolism & Art Motives- Dover P., N.York 1976 (rist. della III ediz.rived. di Outline of Chinese Symbolism- Kelly and Walsh, S
hangai 1941; II ediz. 1932; I 1931 con altro edit.), ss.vv.  P’AN KU, p.314 e  FU HSI, p.203.
(13)              Will., op.cit., s.v. P’AN KU, p.314 (ultime righe).
(14)              Nel II Ciclo Adamico il Dragone del Nord trovavasi al perno polare, ciò che spiega l’arrotolamento del Serpente attorno all’Albero della Vita, insomma l’Axis Mundi.  Che poi tale Serpente rappresenti il Diavolo lo abbiamo già detto, è la prima incarnazione dell’Avversario Divino.  Vi è, tuttavia, anche un aspetto positivo e demiurgico in tale presenza, quantunque non ben messa in risalto nella tradizione giudaico-cristiana.  Si ricordi, d’altra parte, della Caduta di Lucifero, prima il piú bello degli Angeli.  Il che significa 
che coincideva col Santo Spirito, il cui dominio rendeva il Paradiso un sanctum regnum per dirla alla Guénon.  La tradizione giudaico-cristiana non ci spiega quando sia avvenuta la Caduta degli Angeli Ribelli, ma è evidente che abbiamo a che fare con una discesa agl’inferi di tipo titanico, quindi conseguente alla fine del Ciclo Paradiasiaco nel suo insieme.  Per quanto appaia immersa, illusoriamente in un’aura pre-temporale, la trasformazione d Lucifero in Satana è la controparte metafisica del passaggio di consegne da Adamo a Seth, passando per Caino.  Sarà infatti nel Ciclo Sethita che avverrà il crollo  definitivo dei Cainiti (e parzialmente pure degli Abeliti) attraverso l’incontro-scontro coi Sethiti, la parziale corruzione di costoro a base di feste orgiastiche nonchè pasti cannibalici a scopo sacrificale per imitazione cainita – come è avvenuto sino a tempi recenti nella zona selvaggia della Nuova Guinea, al dire degli antropologi o degli storici delle religioni – per poi giungere ad una ribellione finale da parte dei ‘Figli di Dio’ (chiamati, in alternativa, ‘Angeli’…).  La mitologia greca ricorda questi fatti sotto il doppio aspetto della Titanomachia, il primo scontro; e della Gigantomachia, in cui ai cainiti superstiti parrebbero essersi uniti senza successo degli abeliti venuti chissà da dove.  Sulla questione vedi H.Mriga, La Patagonia, terra di giganti- Webly, pross. on line.   
(15)              In tutta evidenza, tale decadenza etica è simile a quella cui si è accennato nella n.prec., ma ne è solamente un’anticipazione di grado minore in tempi ancora paradisiaci seppure prossimi a quelli della Caduta; in questo caso è sempre la femmina a dominare come nel I Ciclo Evaico, non il maschio come 




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nel Ciclo Sethita.  Inoltre, non è ancor vigente il sacrificio e la crudeltà che inevitabilmente l’accompagna; né è subentrato al momento il fattore orgiastico, ispirato piú tardi al culto tribale tanto della fecondità umana ed animale in genere (legato indissolubilmente all’ossequio verso gli antenati) quanto della fertilità vegetale (propiziazioni rituali di stampo orticolo-primitivo).
(16)              Per questo taluno, scioccamente, tende a concepirla come inferiore all’Uomo.
(17)              In termini cinesi lo Yin sullo Yang, il che è come dire la Virtù dell’Uno (cin.Tē) – equivalente alla ‘Presenza’ della tradizione ebraica od alla ‘Potenza’ di quella indiana – sull’Uno (cin.Tao), sebbene lo Yin sia anche l’emblema dello Zero metafisicamente parlando oppure del Due.  Detto in termini cinesi, nel II Ciclo Regale prevale il senso del Tao inteso come la Madre (lo Zero, la Bruma); nel III Ciclo il Tao scade a Principio Unico, o Soffio Creatore se preferiamo, nel IV domina invece la Tē.  Ed è solo nel V Ciclo Regale che lo Yin e lo Yang si contrappongono dualmente come il Due e l’Uno (non dualisticamente!), poiché la simbologia dello Yin e dello Yang tende a scadere a livello cosmologico.  
(18)              Un nostro scritto intitolato Il Paradiso Iperboreo quale Terra di Luce e di Tenebre è in preparazione quale primo capitolo, a sé stante, d’una raccolta d’articoli vari (G.Acerbi, Viaggio nella Luce e nelle Tenebre, pross.).
(19)              Cfr. G.Filoramo, L’attesa della Fine. Storia della Gnosi- Laterza, Bari, Cap.VI sgg.  Quanto riferisce il Professore a proposito del ‘Dio Antrhropos’ posto al centro del cosmo dagli gnostici, bisogna capire che costui è l’equivalente del Rāmacandra hindu, omologo indiano (parziale) di Seth.  Entrambi questi personaggi dal risvolto umano paiono legati al numero 7, ovvero l’uno per il fatto che è il Settimo Avatar, l’altro per l’etimo medesimo; che l’apparenta per un verso al lat.Sāt-urn-us/ Sa[vi]t-urn-us (scr.Sa[vi]t-ar) in quanto dio proto-agrario e, per il resto, al Settimo Pianeta’ dell’ebdomade planetario nella simbologia ermetica.  Inoltre, come Seth funge da erede di Adamo, cosí Rāma (corrispettivo etimologico del secondo Lamech biblico) funge da erede di Manu, l’Uomo-dio delle origini.  Da notare che questo Lamech (il padre di Noè, cit. in Gen.v. 25-31) è figlio di Metušelah, a differenza del primo Lamech (l’uccisore di Caino, cit. in IV. 18-24), figlio del quasi omonimo Metušael; il quale ha molto in comune con il primo Rāma, chiamato Paraśurāma.
(20)              Ciò non è avvenuto unicamente in Grecia con Eraclito e Parmenide.  In India, egualmente, il tema di fondo di tutta la sapienza vedica  fino alle Upanisad non è altro che la dicotomia Kāla-Akāla.



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(21)               Ricordiamo che la Lama XVI dei Tarocchi, ovvero la Torre, altro non è che la Torre di Babele e non a caso a volte in certe specie di carte è chiamata l’Enfer.  Cfr. O.Wirth, I Tarocchi- Mediterranee, Roma 1973 (ed.or. Les Tarots des imagiers du Moyen Age, C.Tchou Ed., Parigi 1966), P.<Sec., XVI, p.223.  Ed è effigiata alternativamente da un’immagine di Orione, dietro cui campeggia il Serpente ad indicare un’opposizione astrale, confermata dallo Scorpione che come nel mito punge il piede del gigante; oppure dalla Bocca del Mostro dal muso maialino che inghiotte i dannati al ritmo del Tamburo, portato a tracolla e scandito dal Diavolo (ibid., p.222, figg. accluse).